EDEN - Anna Rossi

La mostra Eden, curata da Maria Katia Tufano, nasce da riflessioni sorte in seguito a visite di alcuni spazi museali dedicati alle Scienze Naturali. In quest’occasione sono qui presentati tre nuclei di lavoro fotografici e un video in stretta relazione l’uno con l’altro. Nel nucleo Diorami, progetto elaborato su immagini da lei scattate presso l’American Museum of Natural History di New York, gli animali impagliati e conservati in teche con fondali pittorici simulano una possibile scena. Negli scatti di Anna Rossi il cielo è in primissimo piano, quello che è nelle teche sfondo diventa ora soggetto, degli animali, protagonisti dei Diorami, rimane solo un cenno che suggerisce la loro presenza. Gli altri due nuclei, Eden e Ritagli, si sono sviluppati da appunti visivi effettuati presso il Muzeul zoologic di Cluj Napoca, in Transilvania. Questo spazio ben rappresenta il suo pensiero del museo come contenitore-gabbia, ordinato secondo una volontà umana di catalogazione. In Eden l’artista sovverte la rigida volontà catalogatrice con una nuova dimensione onirica e fiabesca. La sovrapposizione di differenti immagini permette la convivenza delle diverse specie divise nelle numerose teche ordinate per tassonomia. La serie dei Ritagli prende l’avvio da scatti fotografici riproducenti gli animali impagliati installati su piedistalli o conservati in vasi di formalina. Qui l’artista sceglie di ritagliare manualmente, prelevando e liberando ogni animale presente nella scena; ogni profilo che scaturisce indica una presenza nonostante l’assenza. Gli animali ritornano con le loro silhouette e colori nel video Matriarca; qui l’artista chiude il ciclo di Ritagli, fa un gesto per ognuno degli animali presenti, prendendo tutte le specie, compreso anche ciò che era allo stato larvale, portando loro su una sua arca di Noè senza alcuna separazione, in un nuovo spazio senza barriere, richiamandoli alla vita in una nuova forma. Da qualche tempo l’artista indaga sul museo come contenitore, sullo sguardo vincolato e dittatoriale che propone e decide di giocare con la scatola del museo rimettendo in discussione e riattualizzando questi luoghi. L’artista si avvicina desiderosa di scoprire ciò che è nuovo alla sua esperienza, con un atteggiamento d’iniziale stupore per ciò che non è conosciuto. Il suo è un lavoro sulla soglia, una comunicazione tra lei e quel mondo.