Giovanni Ozzola - Cercando nella notte persa

GIOVANNI OZZOLA

Cercando nella notte persa

Testi di Davide Ferri

Opening sabato 30 gennaio 2016 ore 18.30

1 febbraio - 31 marzo 2016

Cercando nella notte persa, una mostra di Giovanni Ozzola che include due fotografie e sei sculture recenti, è il racconto di viaggi in luoghi periferici e di involontari cambiamenti di rotta, di cose trovate nell’imprevisto e nell’oscurità. L’oscurità per Ozzola non è solo un dato atmosferico - passaggio dal giorno alla notte, dal buio alla luce (mai risolto nelle sue immagini nei termini di un violento contrasto) - ma una condizione del vedere, la descrizione di uno stato di lieve spossatezza e abbandono.

Cercando nella notte persa sembra dunque una dichiarazione di poetica: è solo al di fuori di una dimensione progettuale, programmata, che le cose emergono come fragili epifanie. Come la scritta al neon di un hotel che illumina flebilmente una porzione di spazio, un punto di osservazione su un paesaggio sconfinato; o la sabbia che ricopre il pavimento di un interno di casa di un villaggio disabitato e abbandonato da molti anni, nel deserto del Nabim.

Le sei sculture in mostra, invece, sono la riproduzione in scala 1:1 di oggetti visti in un luogo dimenticato, marginale. Si tratta di una serie di strumenti di lavoro – una fresa, un martello, un sergente, una longarina, un'armatura e una catena - su cui il tempo, la lunga inattività, ha lasciato si depositassero alcune chiocciole. Il contrasto tra le superfici e la diversa consistenza degli elementi in rapporto – la durezza e la freddezza degli oggetti da lavoro e la fragilità dei gusci – è uniformato dal bronzo, ma è tenuto in vita dal diverso trattamento del materiale, da una lieve patinatura che fa emergere le chiocciole nel metallo come bagliori nell’oscurità.

Andrea Tesauri - THROUGH

THROUGH

Andrea Tesauri

“Un'immagine ci teneva prigionieri. E non potevamo venirne fuori, perchè giaceva nel nostro linguaggio, e questo sembrava ripetercela inesorabilmente”

 L.Wittgenstein, Ricerche filosofiche

 

Davanti alle fotografie di Andrea Tesauri bisogna aprire gli occhi a un nuovo modo di guardare. Non si tratta più di osservare e riconoscere gli oggetti del mondo così come ci appaiono. Il fotografo ci richiede di saper leggere una lingua nuova: staccare dal soggetto il suo significato, la sua appartenenza, la sua categoria, e riconoscerlo come un segno; rifacendosi alla filosofia di Wittgenstein, Tesauri trasforma attraverso le sue curatissime immagini, il mondo che ci circonda in un tracciato infinito di nuovi e inaspettati collegamenti e affinità. Così la traccia nel buio di un corpo diventa segno nello spazio, lo stesso segno che ritorna dall’intersecarsi delle linee dipinte sui muri della città. Le stesse bruciature e spaccature su vecchie scarpe usurate, se viste da una nuovaprospettiva ridisegnano la narratività dell’immagine. Queste fotografie sono infatti come dei racconti, delle pagine da leggere giocando con i segni, le lettere di un alfabeto componibile e scomponibile senza fine. Andrea Tesauri si approccia al suo lavoro proprio con questa volontà di percorrere l’infinito labirinto di strade che è il linguaggio, l’immagine, basandosi su “un disinteresse interessato che non fugge il mondo ma lo muove” (M.Perniola, Contro la comunicazione).

Andrea Tesauri nasce nel 1986 a Reggio Emilia. Dopo aver frequentato l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano, trova nella fotografia lo strumento per rapportarsi con il mondo. Attento osservatore, amante della scrittura automatica e delle informazioni involontarie, sviluppa la propria ricerca sul segno. Lo studia e lo scompone. La sua fotografia diventa, pertanto, un’opera soggettiva di ri-codificazione della realtà, un lavoro in constante sviluppo che si approfondisce nel tempo come un dialogo sempre più serrato. Attualmente collabora con le gallerie PhBroking (MO) e The Format Gallery (MI).

Nicola Romagnoli - EXSOLUTIO part III

Spazio9 Aposa ospita eccezionalmente e per un periodo limitato l'installazione luminosa di Nicola Romagnoli dal titolo "EXSOLUTIO part III": un'esplosione nello spazio di luce al neon che taglia e frantuma nell'aria un abito maschile, simbolo della costrizione che secoli di cultura maschilista hanno imposto alla donna attraverso diversi usi e costumi locali.
L'installazione fa parte del progetto di tesi di Romagnoli, iscritto presso la Parsons The New School for Design di New York, sul tema della Liberazione della Donna e rappresenta il momento esatto in cui essa, presa coscienza dei vincoli cui è stata soggetta, si libera dalle costrizioni che la circondano e, in un impeto di forza, sprigiona la sua vera essenza, infrangendo le barriere che l'uomo le ha imposto.

 

Nicola Romagnoli nasce a Bologna il 3 settembre 1991. Trasferitosi prima a Padova, dove consegue il diploma di Maestro d'Arte in arti orafe presso l'Istituto Pietro Selvatico, si trasferisce poi in Gran Bretagna a 17 anni per conseguire il corso di Foundation Year. Successivamente, premiato con l'assegnazione di una borsa di studio, viene ammesso alla Parsons The New School For Design di New York. 

Antonello Ghezzi - GUARDAMI ANCORA

guardami ancora

Guardami ancora. Un’esortazione, un invito, un monito.

La mostra che il collettivo artistico Antonello Ghezzi (Nadia Antonello e Paolo Ghezzi) propone al pubblico si caratterizza come una installazione dove parole, riflessi e luce si intersecano, creando un dialogo tra lo spettatore, gli altri e lo spazio. Attraverso un gioco di rapporti che interrogano lo sguardo, gli artisti intendono spingere l'osservatore a guardare e guardarsi reciprocamente, interagendo con gli sguardi altrui, cercando di andare oltre al limite narcisistico dello specchiarsi, verso un’intesa che è una ripetizione dell'intenzione "guardami ancora". Insistentemente questa frase ci spinge a chiederci chi è a porre la domanda, se l'oggetto specchiante o colui che si specchia, se il soggetto che sta osservando o i riflessi che per natura del supporto interferiscono e interagiscono. In un momento storico dove il voyeurismo e il mettersi in mostra spopolano imponendosi come legge per l'interazione sociale, l'affermazione "guardami ancora" estremizza e porta quasi all'esasperazione il concetto stesso dell'osservare e dell'osservarsi. Chi si specchia chiede a se stesso di guardarsi ancora, di andare più in profondità, di osservare il mondo più attentamente, fuori dalle logiche della superficialità; Il circolo specchiato sotto lo stesso cielo stellato ci accomuna nella dinamica del muoversi all'interno di uno spazio.

Lo specchio è il medium prediletto dagli Antonello Ghezzi che per questa mostra presenteranno anche una serie di altre opere, tra cui il recente "Comizi d'amore", già presentato a Setup 2015, e i cieli stellati nati dal progetto Never Ending Night. L'atmosfera sognante e delicatamente fiabesca propria dello stile di questi due artisti si ripropone in Spazio9 attraverso proiezioni e un allestimento suggestivi, che regalano allo spettatore un momento di sospensione e la richiesta di lasciarvisi trasportare.

 

Musiche di Michele Maccaferri

 

Biografia:
Nati come collettivo artistico nel 2009 Nadia Antonello e Paolo Ghezzi si sono diplomati presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Hanno esposto i loro lavori presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, Arte Fiera, Biennale di Mosca, Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce a Genova e partecipato al Winter Festival di Sarajevo e al Blik Opener in Olanda. Recentemente hanno vinto il premio INCREDIBOL!, partecipato al Creative SpIN a Birmingham, vinto la residenza Sponge Arte Contemporanea e a settembre rappresenteranno l'Italia alla Beirut Art Fair, invitati dall'Istituto di Cultura Italiano. Lavorano con diverse istituzioni, gallerie e aziende italiane e internazionali.

SEGNO INTIMO - La poesia visiva di Anna Boschi

 

 

Inaugura sabato 24 gennaio 2015, in concomitanza della White Night Arte Fiera 2015, presso Spazio9, via Val d’Aposa 1/C a Bologna, “Segno Intimo – La poesia visiva di Anna Boschi” mostra personale dell’artista emiliana Anna Boschi che da più di quarant’anni indaga e sperimenta la poetica del segno, inteso come risultato dell’estrapolazione e della sintesi tra pittura, scrittura e immagine. 

In occasione della mostra Spazio9 ha prodotto un catalogo, in vendita presso la nostra sede, autografato dall'artista e in copie limitate.

ALLESTIMENTO E VERNISSAGE

GIFT

Un viaggio da Buenos Aires a La Paz.

Una serie di ritratti.

Un intento comune.

La mostra di via Val d’Aposa ha per protagonista l’umanità boliviana, catturata attraverso ritratti in bianco e nero, dall’intensità e dalla naturalezza che incuriosiscono lo sguardo e spingono a guardare più in profondità. Un “gift” che arriva da lontano, inaspettato. Personaggi di una storia che è la vita, che ci accomuna e avvicina. Oltre all’esposizione dei ritratti, verranno presentati e messi all’asta scatti che ripercorrono il viaggio che i fotografi del Photographic Museum of Humanity hanno intrapreso negli ultimi mesi, che da Buenos Aires li ha condotti fino a La Paz. Immagini autentiche e suggestive che, come un libro aperto, raccontano e svelano scenari di un’emozionante esperienza. Tutto il ricavato dell’evento sarà devoluto all’associazione culturale boliviana “ACCION CULTURAL” impegnata nel promuovere e sostenere il lavoro dei fotografi boliviani e che realizzerà un catalogo che includerà i lavori di più di 50 artisti.